La Storia della Tenuta

 

La Fratta sorge su quella che fu una delle più importanti strade dell’antica Roma: la via consolare Cassia e, più precisamente, a metà tra le mansio Manliana e ad Mensulas. In una mappa degli inizi del Settecento si rileva che la strada di accesso alla fattoria ricalcava ancora l’antica via romana. I più anziani ricordano che i loro vecchi chiamavano il tratto di strada oltre il torrente Doccia “la via di Roma”.

Our Story

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La prima notizia certa riferita alla Fratta risale al 1208. Si tratta dell’Istrumento de die 8. Idus Decembris 1208: «[…] ritrovandosi i Senesi in angustie di denari… imposero alla Fratta che contribuisse con lire dieci». In un estimo del 1320 è attestato la presenza di un «hospitalis S. Iohannis» unitamente al «castellare di Sancto Iohanni» (Alfredo Maroni, Prime comunità cristiane e strade romane nei territori di Arezzo – Siena – Chiusi, Siena 1973).La chiesa di S. Giovanni, ubicata tra i torrenti Doccia e Galegno, e più volte menzionata nei documenti, era probabilmente la cappella della comunità della Fratta, anche se, nello stesso periodo, è documentata un’altra chiesa con il nome di S. Lorentino de Fratta (vedi P. Guidi, Rationes Decimarum, Tuscia I, in ‘Studi e Testi’ n. 58, Roma 1932), della quale non si conosce l’ubicazione esatta e neppure la consistenza. La sua presenza è attestata unicamente dal pagamento di decime. La nuova chiesa prese le caratteristiche di cappella gentilizia e fu dedicata a S. Michele. Un cappellano pagato dal proprietario della fattoria vi celebrava la messa tutti i giorni festivi. La comunità della Fratta appartenne alla curia di S. Pietro ad Mensulas fino al 1649 quando, per venire incontro alle esigenze della popolazione, che nei mesi invernali trovava difficoltà ad attraversare due fossi per recarsi alla chiesa plebana, fu affidata alla curia di Torrita, mentre, la cappella di S. Giovanni restò a quella della pieve di S. Pietro ad Mensulas che l’amministra tuttora. Recentemente la Fratta è stata tolta alla curia di Torrita ed affidata a quella di Guazzino.

Per adesso,riteniamo comunque utile introdurre alcuni degli elementi più significativi che il dibattito storiografico propone relativamente al ruolo che la “fattoria” ha avuto nell’evoluzione della agricoltura Toscana. Fino ai processi di più intensa industrializzazione maturati dal dopoguerra in poi, anche in Toscana, sono state le campagne a rappresentare gli spazi principali per la produzione diretta di una nuova ricchezza e a determinare le coordinate essenziali della vita associata e delle sensibilità individuali e collettive e, con ciò, le fondamenta materiali ed umane di quell’assetto. Queste terre, artifici operti dall’uomini con un’ordinata e suggestiva sistemazione del suolo attraverso l’uso della coltura promiscua: i tipici rettangoli di non grandi dimensioni, separati spesso da filari di vite, ed il rispetto della natura e delle peculiarità del territorio e dell’ambiente, hanno testimoniato per molto tempo l’ideale della storia italiana e dell’integrazione naturale dell’uomo con l’ambiente che lo circonda. Ma la fattoria in Toscana non è stata solo un’esempio di razionalizzazione produttiva delle campagne, determinando l’unione tra il sistema mezzadrile preesistente e la presenza e la presenza di nuovi investimenti economici nelle proprietà rurali da parte delle grandi famiglie signorili; è stato insieme alle veglie, alle feste locali, al mercato, alle fiere, un importante istituto di socializzazione e di costruzione di relazioni umane e sociali per gruppi di persone e famiglie molto numerose, come appunto viene testimoniato dalla realtà rappresentata dalla Fratta.

Only history

La Fratta è una vera fattoria.

… rendono La Fratta una perla nell’unicità della campagna senese; una perla che potrà essere pienamente goduta solo se avvicinata con la consapevolezza che non è un museo e neppure una struttura turistica.

Nessun problema, noi siamo qui per voi. Chiamaci e risponderemo il prima possibile, se no lascia un messaggio.