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Fratta,
detta la Fratta di Bettacchino in Valdichiana

La Fratta, che presentemente non è altro, che un Villaggio, o Borgo di Case, fù certamente Terra murata, e vi risedeva il Podestà. È questa situata nella Pianura della Valdichiana in sito fertile, e abondante di raccolta di Grani, e Biade d'ogni specie, poco distante dalla Villa addimandata l'Amorosa, due miglia in circa dalla Terra d'Asinalonga, e quasi in egual spazio da Torrita. Dalla parte di mezzo giorno, e di Ponente gli cuoprono la Veduta non poco i Monti d'Asinalonga, e del Monte Follonico, benché dal Ponente alquanto scuopra le vicine Terre d'Asinalonga, e di Scrofiano, Farnetella, e Rigo Magno, ma da Settentrione gode in distanza un grazioso prospetto, e tutte le Terre della Valdichiana Aretina gli si presentano.
Amministra la giustizia civile, e criminale in questa Villa il Capitano di Giustizia d'Asinalonga, e nello spirituale 20. Poderi, che comprende questa Comunanza, di questi 17. restano sotto la Chiesa Parrocchiale de SS. Martino e Costanzo di Torrita, e gl'altri tre sotto quella di S. Lucia, e respettivamente della Pieve d'Asinalonga, ma tutti nella Diocesi di Pienza.
la fratta stemma pecciNon conserva vestigia alcuno d'antichità, perché molto bene si riconosce esser fabbriche tutte di moderna struttura, perché credo io essere state tutte rifatte da Mino Pannilini, che nella metà del Secolo XVI. la possedeva, e dipoi da Gori, a quali dalla Famiglia Pannellini fù, con obligo di mantenere quel cognome, lasciata, ampliata, abbellita, e ridotta nella maniera presente.
Non vi sono abitatori, se non i Mezzaiuoli, e lavoratori de Campi, e dodici di quei Poderi, nominati col nome ciascuno di uno de dodici Apostoli, formano tutto il Villaggio, e trasportano tutte le loro Messi per tribbiare, e scioverare dalla paglia, e dalla lolla, in un Aia istessa.
Vi è il Palazzo de Gori magnifico nella sua struttura, e molto capace ne suoi appartamenti, ma molto più ne Fondi, e stanze à terreno, per le quali, con spaziosi Granaj, Cellieri, Cantine, e altri commodi, porge amplissimo ricetto alla conservazione del Grano, e del Vino. Ricevé Fabio Gori l'onore l'anno 1612. di trattare in questa Villa a lauto pranzo il Serenissimo Gran Duca Cosimo II con altri Principi della Serenissima Famiglia, e però, a eterna memoria, vi fece porre in marmo la seguente iscrizione.

= Sereniss. Cosmun Med. Mag. Ètr. ducem IV. Mariam Magdalenam Austricam uxorem Christenam Lotharingiam Matrem, dummer Etruscum Imperium, Subditorum utilitate per lustraret, Francisco Med. Ejus dem Sereniss. Frate adusque Principibus Comitantibus, Fabius Gorius Pannellineus convivio quo potuit per eum splendidius hac sua Villula paravi, hilaris, ac devotus excepit IV. Idus Octobris Anno Domini MDCXII. idem Fabius gratiæ memor. P. =

Poco distante, e quasi annessa a questa Villa vi è una decorosa Cappella, dedicata a S. Giovanni, di padronato della medesima Famiglia Gori, e da essa mantenuto il Cappellano per celebrarvi in ciascuna Festa dell'anno.
In questa Chiesa si mantiene ancora la tradizione, che quel Bartolomeo, chiamato Brandano, formasse un segno in modo di croce, e dicesse a quel Popolo, rimando all'uso suo, non sò, se a modo di protestare, o contadinesco di parlare, che si guardasse da flasgelli dell'ira Divina, quando quella Croce fosse stata dalla Terra o dall'acqua ricoverta, e occultata, che però Augusto Gori Pannellini, prestando fede alle dicierie del volgo, modernamente fece levare quel segno dalla muraglia esteriore, e ne fece, in alto intiernamente collocare a destra entrando, tra la porta e una Finestrella, e sotto a essa Croce una Pietra, colle seguenti parole.

= Crucem hanc Viator suppllex adora Bartholomeus Carosi vulgo Brandanus hujus Sacelli Parieti affixerat, sed Fluviorum alluvione terra obratum, e sua educta in scrobe alia simili ibi defixa hoc loco publicæ venerationi decentius exposuit.
Augustus Gori Pannellini A. D. MDCLXXXXVIIII. =

Da documenti più antichi, che si abbiano di questa Villa, si riduce in cognizione essere stata della Nobilissima e antichissima Famiglia della Valle, ma non per questo, che meno antiche ragioni vi avesse la Republica di Siena, poiché fin dal 1208. in un documento originale, conservato nell'Archivio dello Spedale,apparisce, che, ritrovuandosi i Sanesi in angustie di denari, elessero una deputazione di quindici soggetti, e questi, nel reparto a tutte le Terre suddite, imposero alla Fratta, che comtribuisse lire dieci. In esso strumento, è nominata la Fratta di Bettacchino, che lo credo nome d'Uomo, e facilmente del Signore del luogo, che non possa essere altri che uno della sopradetta Famiglia della Valle, come dà documenti appresso, molto più se ne deduce una tal conseguenza, ma questa Famiglia della Valle, se non fosse un Ramo della medesima Famiglia Cacciaconti, che particolarmente possedesse qualche parte della Valle di Chiana, che poi, come dal seguente documento si ritrae, tutta si consolidasse ne Cacciaconti Ascialenghi, e che di quel tempo, a distinzione di quest'ultima ritenesse il nome della Valle, non saprei altrimenti considerare, e che sia vero.
L'Imperadore Ottone IV., con suo diploma, spedito nell'Abbadia S. Salvadore, dove si trattenne più giorni, l'anno XIII. del di lui Regno, e primo dell'Imperio, donò a Gualcherino Gualfredi, e Ubertino Fratelli, e a Fortebraccio, e Tebaldo di Fortebraccio, e a Spadalonga Nipote d'Ugone, e a tutti i loro eredi in Perpetuo, a titolo di feudo retto, confermò tutta la Terra, che già fù del Conte Gualfredi della Valle, che esso teneva, e riconosceva dall'Imperio, e gli investì legittimamente, non solo della medesima Terra, come ancora d'altre Terre, che certi Nobili possedevano (ma non dice quali fossero questi nobili) nel Contado di Siena, con i Castelli ancora di Torrita, e cogli Uomini dell'uno, e l'altro sesso, e con tutte le ragioni, e pertinenze a essi spettanti, siccome gl'investi de Castelli della Ripa, della Fratta, di Bettolle, e di tutti gli altri Castelli, che detto Conte Gualfredi, e suo Padre già tenevano cogli Uomini, Monti, Piazze, Vigne, Campi, Molini, Selve, Pascoli, Prati, eccettuate però due cose Fodro scilicet, et ostilitio, quali ossequi, già detti Nobili erano soliti prestare all'Imperio, o al suo Nunzio in Toscana. Per osservanza di quanto sopra impose l'Imperadore la pena di lire 100. di purissimo oro a chiunque avesse molestato i sopradetti altri Conti Cacciaconti da detta investitura, e così volle, che si osservasse in tutto e per tutto due punti importanti al dilucidamento della Storia rilevo da questo diploma, che uno si è, che l'Imperadore Ottone, non solamente concedé, ma confermò, il che maggiormente comprova, che il Conte Gualfredi della Valle era della medesima Famiglia Cacciaconti, e il secondo si è, che s'egli investisce de sopranominati Castelli, si dichiara esser eglino situati nel Contado Sanese dunque torna benissimo il documento di sopra enunciato del 1208., che la Republica di Siena sopra la Fratta vi avea jus, e però vi potrà giustamente imporre gravezze.
Non si può altrimenti congetturare, che fino agl'anni1271. fusse stata la Fratta terra di considerazione, e murata, ma che, venuta in declinazione, in quell'anno gli fù tolta la residenza del Podestà, e molto più si deduce, che non solo per la residenza di quell'Officio, ma perché nelle deliberazioni del Consiglio è nominata colla voce Terra Fractæ, et non Villa, ant Burgus.
Erano certamente i SS.ri Cacciaconti Padroni della Fratta nel 1279. de quali Tacco e Ghino Figliuoli del già Ugolino, dictus Ugolinus de Fracta tentarono muovere insidie contro gli Uomini di Torrita per impadronirsi di quella Terra, ma perché Torrita, in quel tempo, dependeva da comandi della Republica, per tanto il Senato ordinò che si ricercasse, dove Ghino e Tacco avessero fatta adunanza di milizie, e così, usate le opportune diligenze, si rinvenne che in Arezzo aveano fatto ammassamento di truppe, laonde a Arezzo fù spedito Ambasciadore, acciò esponesse, pregando quel Comune a non tollerare una cotanto dannosa adunanza in pregiudizio de Sanesi, ma perché i Senatori erano incerti, e non si poteano compromettere della volontà, e disposizioni degli Aretini, furono nell'istesso tempo, spedite milizie a Torrita per guardare e difendere quella Terra colli armi.
Colle diligenze usate calmarono, per allora, i Senatori quel fuoco, che era per nascere, ma non per questo cessarono Ghino e Tacco d'apportare alla Republica continue molestie, e tanto seguirono nella pertinacia loro, che finalmente Tacco caduto in potere del Podestà di Siena nell'anno 1285. lo fece decapitare, e Sigismondo Tizio, che ci somministra una tal notizia scrive
=Pretor Senensis, um jam aborte discordie, et suspitiones fuissent Taccum Uoglini Filium, cui Turrita, et Factæ parebant, capite codem Mense Octobris plecti fecit Sexta die=
Occiso per mezzo della giustizia Tacco d'Ugolino, Ghino di lui figliuolo restato Signore della Fratta, non cessava di continuamente tramare per rendersi più potente, e più facoltoso, laonde per poter procedere all'escuzione delle di lui mal conseguite voglie, diede principio a fabbricare un nuovo Castello tra Asinalonga e Guardavalle, ma i Governatori della Republica che vegliavano gli andamenti di costui, spedirono uno a posta per riconoscere la verità del fatto, con l'intenzione, che rituornando non esser mendace l'avviso, gli fusse ordinato desistere, e così appunto seguì, e dichiararono Ghino, inobbediente, perpetuamente ribelle. Perloché obligato Ghino di Tacco a partirsi dal Dominio Sanese, armato, e associato da amici, e compagni, andò alla volta di Radicofani, e riuscigli occupare quella Terra, che allora per la Sede Pontificia si riteneva, e Benvenuto da Imola, che commentò Dante, scrisse
= Fuit de Nobilibus de Fractæ (che è vero, e non de Pecoraj Signori di Torrita, come scrive il Tommasi nella Storia Sanese Parte II. Lib. VII. a. 93.) comitatus Senarum, qui expulsus viribus Comitum de S. Flora (qui s'inganna Benvenuto, perché convenne a Ghino partirsi dalla Fratta per le ragioni addotte di sopra, e non scacciato dalle forze de Conti di S. Fiora) occupavit Castrum nobile Radicofani contra Papam=

Giacché dunque mi sono internato a dar contezza di Ghino, non mi pare fuor di proposito dall'assunto intrapreso di trattare della Fratta perché il medesimo Ghino ne fù Signore, e perché il sopracitato, Benvenuto da Imola, è Scrittore ritenissimo a tempi di Dante, laonde morì nel 1334. seguirò a riferire quel tanto, che in questo proposito esso descrive. Dà dunque Benvenuto una sincera idea della qualità, costumi, e persona di Ghino, e dice
= Lector, volo, quod scias, quod iste Ghinus non fuit ita infamis, ut aliqui scribunt, quod fuerit magnus sicarius, et spoliator stratarum. Istenamque Ghinus Tacchi fuit vir mirabilis, magnus, membratus, niger pilo, et carne fortissimus, ut Sceva Levissimus, ut Papinius cursor prudens et largus =
segue il Commentatore a descrivere, che occupò il Castello di Radicofani, come or ora si è descritto e poi proseguisce
=Et cum Suis famulis manipularis faciebat multas et magnas predas, ita quod nullus poterat ire tutus Roma, vel alio per partes illas. Sed fore nullus incurrebat in manus ejus, qui non recederet contentus, et amaret, et laudaret eum. Et audi morem laudabilem in tali arte latrocinandi. Si mercator erat captus, Ghinus ex explorabat plcabiliter, quantum ille poterat sibi dare, et si ille dicebat quingentas aureos, auferebat sibi trecentos, et reddebat ducentos, dicens, volo quod possis negotiari, et lucrari. Si erat unus sacerdos dives, et pinguis, auferebat sibi malam pulcram, et debat ei unum tristen roncinum. Et si erat unus scholaris paucher vadens ad studium, donabat sibi aliquam pecuniam, ed exh ortabat ipsum ad bene agendum, et proficendum in scientia. Et certe si iste nobilis Ghinus numquam fecisset aliud laudabile nisi quod tam egregie medicavit Abbatem Cluniacensem delicatissimun, et ditissimun, et curavit optime a morbo stomachi, pro quo ibat ad Balnea cum superbo apparato Gallico, ut pulcherrime scribit vir placidissimus Boccaccius de Certaldo Sermone materno in Libro suo, qui dictur Decameron, satis esset laudatus. sed ut cito veniam ad propositum, accidit semel, quod quidam Frate Ghini captus, adiuticatus est suspendio per predictum Judicem Benincasam de Arretio, qui erat tunc assessor in Civitate Senarum, sed timens ferocitatem Ghini finito officio, factusest Auditor Pape, ut sic tutior esset. Qum autem sederat semel pro tribunali ad Bancum in Sala, in qua erant millia personarum, esse Ghinus Tacchi incognitus, velut Scevola magis timendus, quam timens, invasit eam mirabiliter, alias teribiliter, et gladio transfossum præcipitavit ab alto, et fugiens, evasit, transiens velut fulmen ardens per medium turbarum, et hoc est quod vicit poeta nonc de Benincasa,
che dalle braccia fiere di ghin di Tacco ebbe la morte.

Et nota quod ips ghinus habuit mortem violentam ab alio. Nam Papa Bonifacius (era Pontefice Bonifacio VIII) magnanimus, audita natura mirabili istius hominis, relato et rogato prefati Abbatis Cluniacensis misit pro co, et petivit, quare tam nobilis animus sic se inhonestabat arte prædandi, qui Ghinus respondit Pape Bonifacio quod exrcebat artem rapine, ut posset uti virtute liberalitatis. Tunc Bonifacius videns quod istud erat vitium fortunæ non animi, fecit eum Militem S. Johannis et dedit ei magnum beneficium, quo posset facere magnificentias. Semel autem stanz ad Asinalongam in Comitatu Senarum inermis, invasus a multis armatis, proditer pugnas interfatus est. De quo audiri illad mirabile, quod scrittum est de Cesare, silicet quod omnes percussores ejus in brevi mala morte odierunt. Ideo forte Dantes nominat eum heic, ut ponat eum salvum. De homine isto plura non dico de quo posset fieri Tragedia. =
Di questo celebre Ghino di Tacco, oltre agli scrittori di sopra nominati, che non considerando tra essi Benvenuto da Imola, tutti, malamente, lo fanno della Famiglia Monaceschi de Pecorarj da Torrita, si hànno con molta varietà, e confusione i fatti, perché il Tommasi la Giustizia eseguita nella persona di suo Fratello Tacco la pone seguita nel 1280., e occorse nel 1285. e che in quel tempo era Podestà Guido de Conti Guidi, il Padre Ugurgeri nelle Pompe Sanesi, segue il Tommasi, e colla medesima varietà viene riportato tutto il narrato dal Fulgoso e dall'Astolfi.
Non hò ritruovato fino a quanto tempo possederono i Cacciaconti la Fratta, bene è vero, che nel 1468., di già era passata in altre mani, però, =Mag.ci Domini Buccius, Bindus, et Marcus Antonius q. Domini Salvatoris Buccii de Senis, Domini Casalis in Provincia Terra Otranti, vendiderunt Simoni, et Mino Petri Mini Pauli Pannellini possessiones Fractæ pro Florenis 2000. gigliatis = Da Pannellini fù lasciata a Gori, come sopra si è detto, e da questi ancora si possiede. Ma perché si truovava troppo aggravata dalla tassa delle Rocche fino alla somma annua di lire 70.11.4., l'anno 1566. fù sgravata e ridotta detta Tassa a sole lire 40.,ma è tassata a pagare a Conservadori per gli Uomini d'arme scudi 21., e per l'anno censo all'Opera del Duomo in sole lire tre, e soldi dieci.

Giovanni Antonio Pecci, Memorie storiche, politiche, civili e naturali
delle Città Terre e Castella che sono e sono state suddite della città di Siena
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Siena 1740/1758 ms. A cura Edizioni Luì
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