fratta_spring
segno note storiche generali - architettura - arte - la fattoria  
La Fratta è giunta fino ai giorni nostri, pressoché intatta, con tutto il suo fascino, grazie all'ininterrotta ed intensa attività agricola che ancora la caratterizza: 400 ettari di terreno adibiti ad agricoltura biologica in gran parte finalizzata alla produzione zootecnica. Le strutture di fattoria, elegantissime e funzionali, la villa, splendida ed armoniosa, la deliziosa chiesetta, il giardino all'italiana, il cortile, gli spazi poderali, la campagna circostante... rendono La Fratta una perla nell'unicità della campagna senese; una perla che potrà essere pienamente goduta solo se avvicinata con la cosapevolezza che non è un museo e neppure una struttura turistica. La Fratta è una vera fattoria.


    Ghino di Tacco > Brandano > note di Foschini > note di Repetti > note di Pecci >

INTRODUZIONE STORICA

La Fratta sorge su quella che fu una delle più importanti strade dell'antica Roma: la via consolare Cassia e, più precisamente, a metà tra le mansio Manliana e ad Mensulas. In una mappa degli inizi del Settecento si rileva che la strada di accesso alla fattoria ricalcava ancora l'antica via romana. I più anziani ricordano che i loro vecchi chiamavano il tratto di strada oltre il torrente Doccia "la via di Roma".
la fratta panoramicaLa prima notizia certa riferita alla Fratta risale al 1208. Si tratta dell'Istrumento de die 8. Idus Decembris 1208: «[...] ritrovandosi i Senesi in angustie di denari... imposero alla Fratta che contribuisse con lire dieci».
In un estimo del 1320 è attestato la presenza di un «hospitalis S. Iohannis» unitamente al «castellare di Sancto Iohanni» (Alfredo Maroni, Prime comunità cristiane e strade romane nei territori di Arezzo - Siena - Chiusi, Siena 1973).
La chiesa di S. Giovanni, ubicata tra i torrenti Doccia e Galegno, e più volte menzionata nei documenti, era probabilmente la cappella della comunità della Fratta, anche se, nello stesso periodo, è documentata un'altra chiesa con il nome di S. Lorentino de Fratta (vedi P. Guidi, Rationes Decimarum, Tuscia I, in 'Studi e Testi' n. 58, Roma 1932), della quale non si conosce l'ubicazione esatta e neppure la consistenza. La sua presenza è attestata unicamente dal pagamento di decime. La nuova chiesa prese le caratteristiche di cappella gentilizia e fu dedicata a S. Michele. Un cappellano pagato dal proprietario della fattoria vi celebrava la messa tutti i giorni festivi. La comunità della Fratta appartenne alla curia di S. Pietro ad Mensulas fino al 1649 quando, per venire incontro alle esigenze della popolazione, che nei mesi invernali trovava difficoltà ad attraversare due fossi per recarsi alla chiesa plebana, fu affidata alla curia di Torrita, mentre, la cappella di S. Giovanni restò a quella della pieve di S. Pietro ad Mensulas che l'amministra tuttora. Recentemente la Fratta è stata tolta alla curia di Torrita ed affidata a quella di Guazzino.
La fattoria della Fratta, tuttora molto estesa, comprendeva fino alla fine del secolo scorso moltissimi poderi tra Bettolle e i monti di Abbadia Sicille tanto che il complesso degli edifici destinati alla conservazione dei prodotti impressionarono non poco il Gherardini, il quale, nella sua relazione, descrive in modo sommario le bellezze architettoniche della casa padronale, ma puntualizza che la vera meraviglia sono le fabbriche, ad essa attigue, e cioè i grandi fabbricati per l'immagazzinamento.
Nel 1612 Cosimo II fu ospite della Fratta dei Gori Pannilini i quali, oltre all'ospitalità offrirono al Granduca i prodotti delle loro terre, come avevano fatto altre comunità. Nel breve tragitto tra Monte S. Savino e Cortona, passando per la Fratta, Cosimo II ricevette in dono: 3 vitelli, 8 castrati, 8 agnelli, 26 paia di piccioni grossi e 30 paia terragnoli, 54 paia di starne, 276 capponi, 16 polli, 18 oche, 10 lepri, 8 prosciutti, 40 fiaschi di vino, una gabbia di ortolani, due casse di frutta, ecc… Riportando l'elenco il Del Corto commenta: «Sembra che alla corte di Cosimo II non mancasse l'appetito».
Sotto Leopoldo II il piano di Sinalunga, fino alla Fratta, subì un importante processo di bonifica, ma poi i lavori subirono un'interruzione a seguito dei fatti che portarono all'unità d'Italia.
Nel 1881 il Parlamento italiano varò un grandioso progetto per il completamento della bonifica che prevedeva, tra l'altro, la suddivisione in fasce di priorità per la manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua. La Foenna fu inserita nel perimetro delle opere di 2ª categoria, come tutta la valle, mentre i suoi affluenti – inspiegabilmente – non furono inseriti neppure in quello di terza. Il risultato fu la tremenda alluvione del 1897 che vide sommersi i campi di tutto il piano di Sinalunga, dalla stazione di Rigomagno fino al piano tra Torrita e Bettolle.


Ariano Guastaldi, La Fratta - notizie storiche,
in 'Quaderni Sinalunghesi' Anno VII nº 1 - settembre 1996.