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tri Note Introduttive • Ezio Marchi • VENDITA DIRETTA

EZIO MARCHI
IL PADRE DELLA CHIANINA


L'esperienza del padre Francesco, già Veterinario nel 1860 dopo una laurea conseguita all'Università di Pisa, deve aver trasmesso al figlio la passione per questi studi; tra l'altro risulta nell'archivio del Circolo di Bettolle un testo datato 1885, Note e contribuzioni sull'atavismo della razza bovina di Valdichiana' attribuito al padre. Testimonianza del grande interesse del giovane Ezio, si riscontra a partire dagli ottimi risultati della sua velocissima carriera scolastica, della quale tra i documenti del Circolo risultano i passaggi più significativi, che proviamo in sintesi a ricostruire.
Nell'anno scolastico 1879-1880 viene ammesso alla prima classe dell'Istituto Agrario di Montepulciano – Sezione Tecnico-Agraria e ne consegue un certificato di merito per gli esami sostenuti.
ezio marchiAnche per i successivi anni scolastici 1880/81 e 1881/82 l'alunno Ezio Marchi riporta ottimi risultati nell'Istituto di Montepulciano e riceve in premio una medaglia di bronzo.
Nei due anni scolastici successivi – 1882/83 e 1883/84 – Ezio frequenta l'Istituto Tecnico "Michelangelo Buonarroti" Sezione Agronomia della Provincia di Arezzo, ed anche qui con buoni risultati, tant'è che viene promosso «senza esami» in quanto in diverse materie «riporta una media superiore al sette».
La carriera universitaria di Ezio comincia nella "Libera Università di Perugia" – Facoltà di Medicina e Chirurgia, corso di Veterinaria.
Dai documenti del Circolo l'iscrizione pare risalire all'anno accademico 1885/1886 e dunque, visto che termina il corso superiore ad Arezzo il 10 luglio 1884 (data di promozione), sembra che ci sia stato un anno di pausa prima dell'iscrizione all'Università, ma non abbiamo notizie sulle motivazioni di questa circostanza.
Il completamento degli studi universitari avviene in realtà nella "Regia Università di Pisa" – Scuola Superiore di Medicina Veterinaria, già frequentata dal padre Francesco. Un corso quadriennale iniziato nel 1886 e conclusosi brillantemente con la Laurea conseguita il 28 giugno 1889 a soli 20 anni; Ezio Marchi «fu promosso con pieni voti assoluti e lode e proclamato Dottore in Zooiatria...» così come risulta da un attestato, del Rettore Ulisse Dini.
La tesi di Laurea, di cui è conservato un manoscritto di Marchi nell'archivio del Circolo, forse una bozza o una prima stesura, era dedicata allo studio Paralisi del Nervo Laringeo Inferiore o ricorrente tracheale.

Nell'ottobre 1889, Ezio Marchi fu chiamato al suo primo incarico di insegnante presso l'Istituto Agrario Vegni, allora diretto dall'ing. Vannuccio Vannuccini, che dal 1881 era divenuto l'attivo cooperatore del Comm. ing. Angelo Vegni, il quale «alla sua morte lo nominò esecutore delle sue volontà, prima fra tutte quella di impiantare ed attivare nella Tenuta "Le Capezzine" una Scuola Pratica di Agricoltura che portasse il suo nome».
Dopo la morte dell'ing. Vegni, avvenuta nel 1886, Vannuccini operò per costituire il lascito testamentario dei beni di Vegni come "Ente Morale" e soprattutto per «l'elaborazione di uno Statuto e dei Regolamenti della nascente Scuola Pratica di Agricoltura. Come sede della Scuola scelse la vecchia Villa Venuti nel podere Barullo di Cortona, appositamente acquistata dal Comm. Vegni poco tempo prima di morire» (Gianfranco Santiccioli, Graziano Tremori, Istituto Vegni dalle origini ai giorni nostri, Cortona 2007, p. 221).
Ezio Marchi rimase all'Istituto Vegni, allora con sede in Barullo, fino al 1897, e qui promosse iniziative di indubbio interesse pratico: «In otto anni d'insegnamento attese, oltre che all'impianto di stalle sperimentali e del gabinetto, anche alla formazione di collezioni didattiche, che raccolse in un museo di zootecnia» (Il Moderno Zooiatro, cit., p. 718).
Nell'Archivio del Circolo sono conservati alcuni documenti dell'esperienza di Marchi presso l'Istituto Vegni (ArchEM 4.2, 4.3), riportiamo una piccola nota di una relazione del Direttore Vannuccini, datata luglio 1897, nella quale a proposito dei risultati degli allievi, scrive: «Nella prova pratica di Zootecnia i giovani mostrarono nel generale di aver profittato assai dello speciale insegnamento il quale è commesso a giovane docente dotto ed animato da non comune zelo».
Ma la collaborazione del prof. Marchi con il Direttore Vannuccini e la Scuola continuarono anche successivamente: alla fine del Dicembre 1899 quando lui stesso, l'ing. Vannuccini, il conte Massimo di Frassineto, con un nucleo di agricoltori, dettero vita alla "Società degli Agricoltori della Valdichiana", con sede a Foiano della Chiana, «con lo scopo di tutelare gli interessi agricoli, migliorare il bestiame, soprattutto con l'istituzione del Libro Genealogico».
Così come tornò alla tenuta delle Capezzine, in occasione della morte dell'ing. Vannuccini, avvenuta nel 1901, quando il Marchi intervenne alle esequie funebri nella Cappella Gentilizia e prese la parola in qualità di «amico ed ex insegnante», insieme ai molti altri presenti, tra i quali «[...] l'Avv. Giovan Battista Del Corto per il Comizio Agrario di Foiano, l'Avv. Caleri per il Comizio Agrario di Montepulciano, il Dott. Jacopo Pignattelli per la Società degli Agricoltori di Valdichiana» (Gianfranco Santiccioli, Graziano Tremori, cit. p. 223).
In questo periodo di insegnamento presso la Scuola di Barullo – poi nota come l'Istituto delle Capezzine –, ricoprì anche l'incarico di Veterinario per il Comune di Sinalunga e precisamente dal 1892 al giugno 1894 (ArchEM 3.1 e 3.2)
Questa notizia risulta, in qualche modo indirettamente, da due lettere del Comune, la prima datata 2 giugno 1894 del seguente tenore:
«Con tutta franchezza Le dirò che sono rimasto spiacente della sua lettera di dimissioni dall'Ufficio di Medico Veterinario della condotta di questo Comune, non voglio credere che questa Sua improvvisa risoluzione possa essere stata causata da motivi dipendenti dalla nostra Amministrazione, la quale ha sempre avuto verso di Lei pienissima stima e fiducia. Siccome la dimissione dovrà essere presentata al Consiglio Comunale e questo nel caso di accettazione dovrà tener dietro la formulazione della pubblicazione di un nuovo avviso di concorso, [...] il Consiglio stesso vorrà pregarla di rimanere nel posto per due mesi conforme al capitolato». Dunque si richiama il Marchi al rispetto delle condizioni dell'incarico, che prevedeva una sorta di preavviso, al quale pare che il Comune non potesse rinunciare perché «nell'attualità [...] la presenza del titolare Veterinario in questo Comune si rende necessaria per il movimento commerciale ora esistente nel bestiame». La lettera si conclude comunque con la conferma che in questo periodo non sarebbero stati negati permessi di assentarsi, qualora ne avesse avuto la necessità.
La seconda lettera, datata 13 giugno 1894, è in realtà un "certificato di servizio" nel quale si dà atto «che il Sig. Dott. Ezio Marchi, nominato Veterinario Medico di questo Comune nel 1892, ha disimpegnato tale ufficio con pienissima soddisfazione della Comunale Amministrazione, la quale ebbe sempre, ed ogni circostanza a lodarsi della capacità, intelligenza ed attività dello stesso [...] il Consiglio Comunale ha dimostrato un vivo rincrescimento di perdere nello stesso Sig. Marchi un abile e solerte impiegato».
Il termine dell'incarico di insegnante presso l'Istituto Agrario Vegni coincise con l'avvio, se pure faticoso all'inizio, della carriera universitaria di Ezio Marchi. Infatti – come peraltro sommariamente citato nel necrologio richiamato – nello stesso 1897, nel mese di ottobre, Marchi partecipò a Torino al concorso per Professore straordinario d'Igiene e Zootecnia nella Scuola Veterinaria di quella Università, concorso che superò «[...] con voti 4 su 5, classificandosi con 42 cinquantesimi, e proposto per la cattedra, si vide, per la contro relazione di un commissario dissidente dagli altri quattro, annullato il concorso, per motivi certamente non legittimi; talché uno dei commissari della maggioranza ebbe a dichiarare che l'annullamento si doveva a qualche grosso equivoco, o a spudorata malafede».
Continuiamo a seguire il racconto che di questo fatto viene reso nel numero speciale della rivista Il Moderno Zooiatro del 30 luglio 1908, perché ci mostra una vicenda ancora purtroppo attuale, e colloca altresì Ezio Marchi in quella sfera degli intellettuali onesti e competenti, qualità che gli vengono nel tempo riconosciute anche dai suoi deterrenti. «La stampa quotidiana parlò del fatto, che agli occhi di ognuno parve strano, scorretto, illegale, tale da legittimare l'opinione formatasi che si trattasse di una manovra per larvare il favoritismo, l'elezione di altri a quel posto; e così fu. Il Marchi intanto, solo, indifeso, senza mezzi adeguati per reagire, dovette subire la prima ingiustizia dell'Italia ufficiale; ma anima di lottatore, avida di sapere, presentendo che doveva salire per le facoltà del suo ingegno vivace e pronto, non rimase inoperoso, ed il suo valore, dopo subito lo scacco di Torino, veniva altrove apprezzato» (Il Moderno Zooiatro cit., p. 720).
Solo un mese dopo, nel novembre 1897, Ezio Marchi ottiene il ruolo di "dottore aggregato" incaricato dell'insegnamento di zootecnia, ezoognosia e igiene, presso la Libera Università di Perugia (vd. nota 4) e della direzione dell'Istituto Agrario Sperimentale della città5. Qui nello stesso anno accademico si certifica che ha «diretto con rara intelligenza l'impianto dell'Istituto Zootecnico comprendente: aula, laboratorio, museo ecc. e che nell'insegnamento ha dato prova non solo di molto sapere ma anche di ottimo metodo e di profondo sentimento del proprio dovere» (ArchMP 7.3 datato 22 marzo 1899 a firma del Direttore del Regio Istituto Agrario Sperimentale in Perugia).
«Nello stesso anno – 1897 – usufruendo di un apposito finanziamento del ministero dell'Agricoltura, effettuò un viaggio di studio in Ungheria e in Serbia»
(Dizionario biografico degli italiani, Treccani, Roma, vol. 69, p. 672).
Questi contatti con esperienze di altri Paesi avranno un ruolo importante per Marchi, se ne trova anche testimonianza in una ricca corrispondenza conservata nell'archivio del Circolo di Bettolle, oltre che in specifici riferimenti ad esperienze studiate in quei paesi, soprattutto in Ungheria, che sono poi confluite in interessanti pubblicazioni.
Marchi continua a partecipare a concorsi pubblici nei quali ottiene sempre ottimi risultati, segno tangibile della volontà di andare avanti e cimentarsi con altri contesti culturali ed universitari; nel 1900, risulta terzo classificato concorso professore straordinario di Zootecnia nella Scuola superiore di Agricoltura di Milano, una scuola già prestigiosa, perché nel nord Italia il dibattito intorno al nuovo ruolo dell'agricoltura nella crescita e sviluppo del giovane Stato Italiano era già molto interessante, ma preferisce rimanere a Perugia.

Nel 1901, (ArchEM 6.19) viene nominato "professore reggente" per l'insegnamento della Zootecnia discipline annesse nella Reale Scuola di Zootecnia e Caseificio A. Zanelli di Reggio Emilia (nota 6) e dal 1º di aprile (ArchEM 6.20) assume anche l'incarico di "Direttore Tecnico del Regio Deposito di Animali Miglioratori" annesso a quella scuola. Interessante un documento datato 6 ottobre 1902, (ArchEM 7.10), in pratica un certificato di servizio di questo periodo, nel quale si attesta: «il Prof. D. Ezio Marchi che da quasi due anni è insegnante qui [...] ha atteso con tutta regolarità agli insegnamenti affidatigli, ordinato e reso fecondo con razionale indirizzo il Deposito Animali, impiantato con moderne vedute scientifiche il Museo di Zootecnia, intrapresi e condotti a buon punto studi importanti specialmente sul miglior modo di utilizzare nell'alimentazione dei vitelli [...] i cascami della latteria [...] Aggiungo che in ogni campo nel quale ebbe a spiegare la sua attività il Prof. Marchi addimostrò operosità, competenza e valore scientifico superiori, inducendomi alla convinzione che l'opera sua sarà sempre una fortuna per gli Istituti cui verrà data».
Il valore dell'esperienza e delle funzioni dei Depositi per gli animali miglioratori, ritorna più volte nelle riflessioni di Ezio Marchi e nel suo impegno in giro per l'Italia, per darne conto, se pure in maniera sintetica e non particolarmente "tecnica" per ovvie ragioni, riteniamo però opportuno riportare un passaggio del testo della Conferenza del 1906 già richiamata: «La fondazione di depositi di allevamento di giovani destinati alla produzione risponderebbe nel nostro paese ad una grande necessità. Si domanda da tanti: dove posso procurarmi un somarino di razza? Dove un bel vitello? E via dicendo... ma possono gli allevatori consorziali impiantare un deposito provvisto di stalle, tettoie, pascoli ecc...; si può dar la referenza agli animali che hanno genealogia provata; e il deposito divien così l'ausiliario del libro genealogico. Con la scorta di questo si selezione e mediante quello si educa.
Può darsi che questi depositi valessero ad emanciparsi più presto dalla importazione di giovani riproduttori dai paesi dove per condizioni naturali è più consentita l'industria zootecnica» (Il Moderno Zooiatro, cit., p. 779).
Nel 1902 ottiene per titoli la libera docenza in Zootecnia nella Scuola Veterinaria Università di Parma, e nel 1903 torna a Perugia al Regio Istituto Agrario Sperimentale in qualità di professione straordinario di zootecnia (ArchEM 6.23); nel Concorso si era classificato secondo, ma a lui venne conferito l'incarico in conseguenza della rinuncia del primo classificato, il prof. Tucci di Palermo.
Nel 1903 vince il concorso a professore straordinario di zootecnia nella Regia Scuola superiore d'Agricoltura di Milano, ma sceglie di rimanere a Perugia, Istituto che ha ben evidente il valore di Marchi ed il cui Presidente, l'on. Faina, fa «premure perché il Marchi vi restasse insegnante offrendogli la più sollecita promozione ad ordinario, ed intanto un assegno personale equivalente alla differenza di stipendio, il miglioramento dei locali della scuola e del laboratorio di zootecnia, facendo per lettera rilevare al Marchi come egli ne avrebbe ricavato vantaggi notevoli e come – al tempo stesso – l'Istituto si sarebbe avvantaggiato dell'opera di un insegnante, che è già un valore, e che promette di divenire il fondatore di una scuola zootecnica italiana veramente originale, quale non abbiamo mai avuto» (Il Moderno Zooiatro, cit., p. 722).
L'impegno dell'on. Faina viene mantenuto ed infatti il Decreto con il quale Ezio Marchi è formalmente nominato Professore Ordinario per l'insegnamento della Zootecnia presso l'Istituto agrario di Perugia, viene emesso da Sua Maestà il Re d'Italia Vittorio Emanuele iii il 30.12.1906, il decreto viene comunicato ed inoltrato al prof. Marchi con una nota del 30 gennaio 1907 (ArchEM 6.28).

Questi anni di fervidi studi e di impegno accademico in diverse sedi universitarie, sono serviti sicuramente a costituire il senso ed il significato che Marchi dava all'istruzione, così efficacemente in sintesi riportato nella Conferenza del 1906, che continua ad essere il nostro punto di riferimento. Qui con estrema chiarezza Marchi spiega cosa ci si deve aspettare da una Zootecnica moderna, che presuppone il valore riservato allo studio, all'istruzione: «chi più sa vince [...] Ogni individuo ha senza dubbio attitudini speciali [...] Ma l'istruzione può indefinitamente ampliare il campo e moltiplicare le occasioni di utile impiego di tali attitudini», arriva finanche a citare il Marshall, con il quale dice di condividere che l'istruzione sia il più sicuro investimento di una nazione: «Gli Americani così pratici, così indipendenti, così industriali, così ricchi, hanno la coscienza che l'investimento di capitali in uomini è il più sicuro e il più altruistico fra tutti gli investimenti possibili».
Ma anche le esperienze della Germania, «dove lo sviluppo industriale ha seguito la cultura, si deve ammirare il concetto scientifico seguito nella educazione dei giovani ed ispirato allo sviluppo integrale delle facoltà», e quelle dell'Inghilterra sono punti di riferimento e di confronto, segno dunque che i contatti con colleghi ed esperienze all'estero si erano incrementati nel tempo. L'amara conclusione di Marchi lo porta ad osservare come sia «desolante la concezione che si ha in Italia della istruzione e in special modo della istruzione superiore agraria e veterinaria»; e continua: «Non si pensa mica che nelle Università si deve soprattutto attendere alla produzione scientifica, che quivi gli studenti devono essere addestrati alla critica verso i risultati raggiunti e i professori a tal uopo più adatti devono essere non solo colti, ma maestri di metodo della indagine [...] la scienza è tutta nel metodo».
Al contrario osserva come «Non c'è da stupirsi se [...] più basso è l'insegnamento, più ridotto in bolli. E più è apprezzato. La scienza del Manuale, che bella istituzione!» (Il Moderno Zooiatro, cit., pp. 761-62).
Che dire, queste riflessioni purtroppo ancora oggi sono di estrema attualità, possiamo sicuramente condividere il principio che l'insegnamento debba garantire l'acquisizione di metodi, strumenti, competenze trasversali, capacità analitiche e critiche applicabili alle diverse discipline, e soprattutto la capacità di interpretare la complessità dei fatti, degli eventi, la capacità logica di creare inferenze, insomma, per dirla con il Professore:
«Sviluppiamo l'uomo [e la donna, ci permettiamo di aggiungere] integralmente al più alto livello possibile e avremo ad un tempo migliorato il cittadino, il mercante, l'industriale, l'ingegnere, il medico, il letterato, lo scienziato, il filosofo, l'agronomo, lo zootecnico» (Il Moderno Zooiatro, cit., p. 762)7.
Ed in questo contesto generale, Marchi fa puntuali riferimenti e riflessioni anche alla funzione della Zootecnia, in particolare nello sviluppo economico della nuova giovane nazione italiana e nella tutela della salute pubblica... questi forse non sono temi ancora attualissimi?
Non possiamo che affidarci ancora al pensiero del professore nella sua Conferenza del 1906, perché chiarissimo e ricco di elementi e riflessioni:
«La Zootecnia è la tecnica degli animali; sta bene. Ma questa tecnica richiede la buona conoscenza degli animali sui quali si esplica; deve implicare la loro origine, la loro natura, la loro organizzazione. Ma questa è cosa che esorbita la pura tecnica. L'allevatore deve conoscere quali sono i mezzi che valgono a tutelare la salute del bestiame, ma questo studio spetta all'Igiene, deve conoscere le correlazioni che passano tra le funzioni e le forme, ma questo studio implica un più vasto corredo di cognizioni scientifiche, dalla teratologia, dalla paleontologia, alla etnologia, alla patologia, alla zootecnia vera e propria.» (Il Moderno Zooiatro, cit., p. 764).
Questa "complessità" del metodo era il segno di un approccio allo studio delle discipline specialistiche che distingueva Ezio Marchi, i suoi studi sulla zootecnia avevano a base anche la biologia e l'etnologia ed erano finalizzati al miglioramento delle razze animali ed all'esaltazione delle loro caratteristiche in quanto più utili all'uomo. Già del 1903 risulta infatti agli atti del Circolo di Bettolle la nota con la quale egli viene nominato a "socio ordinario" della Società Italiana di Antropologia, Etnologia e Sociologia comparata, con sede a Firenze.
Ricordiamo in sintesi il contenuto del necrologio pubblicato nella rivista della stessa Società: 'Archivi per l'Antropologia e la Etnologia', vol. XXXIII, fascic. 3°, 1908, per chiarire meglio questo aspetto: «[...] È doveroso ricordare il Marchi qui nella nostra adunanza e nell'"Archivio" non solo per il fatto che egli fu nostro consocio, ma anche e più per l'impulso nuovo e per l'indirizzo da lui dato agli studi zooiatrici in Italia, che rinnovò modernizzandoli e portò su un terreno scientifico dove più d'una volta incontrarono con le ricerche dell'etnologo e dell'antropologo. Basta ricordare i suoi lavori sul dimorfismo sessuale, sul policerifismo sulla morfogenesi del cranio, sulla origine di alcune razze bovine italiane, sulla geneaologia degli animali domestici e sulla storia della addomesticazione, per intendere quanto la sua opera abbia potuto e possa interessarci. Né l'indagine rivolta ad ardui problemi puramente scientifici, gli fece perdere di vista la pratica: molto contribuì con la propaganda e i consigli a rialzare in Italia le condizioni dell'industria dell'allevamento».
Marchi propone anche una soluzione per evitare che «nel secolo delle specializzazioni si hanno tutt'ora presenti cattedre universitarie che sommano insieme «Anatomia e fisiologia, Igiene e Zootecnia ed Ezoognosia» e che docenti siano «Professori enciclopedici, poco pagati, carichi di lezioni, con laboratori meschini, mal dotati; cosa possono fare? Sentire il disgusto della loro posizione, quanto più elevato è il loro senso morale e men profonda la loro ignoranza» (Il Moderno Zooiatro, cit., pp. 764-65).
Pare di cogliere che queste preoccupazioni non erano di tutti; ma continuiamo a seguire le proposte del professore affinché l'insegnamento di tutte queste materie sommate in un'unica cattedra che «nuoce grandemente all'educazione dei giovani», dia invece i suoi frutti e contribuisca a costruire quell'uomo "integrale" al quale si è già fatto sopra riferimento.
Oltre alla necessità di separare le diverse discipline, unire lo studio della "morfologia applicata" e della "biologia generale", una delle necessità che viene ribadita è quella di dotare le università di «laboratori annessi... ben dotati e provvisti del necessario onde l'insegnante possa svolgere le sue ricerche sull'indirizzo chimico (problemi della nutrizione); o sull'indirizzo ontologico (problemi della generazione); nel campo della morfologia (problemi delle correlazioni tra le funzioni e le forme)» (Il Moderno Zooiatro, cit., p. 765).
Teoria e prassi quindi, un binomio indissolubile che caratterizza la metodologia che Ezio Marchi intende promuovere nei suoi studi e nell'insegnamento finalizzati al miglioramento del bestiame ed all'organizzazione delle attività zootecniche, sul modello di quelle straniere più avanzate.
Fin dai primi anni e dalle prime esperienze all'Istituto Agrario Vegni aveva cercato di dotare anche quella scuola di materiali, laboratori, sala anatomica; più avanti nell'esperienza presso l'Università di Perugia uno dei primi impegni fu proprio quello della costituzione di un laboratorio e poi di un museo, così come nei due anni di lavoro presso la Regia Scuola Agraria e Caseificio Zanelli di Reggio Emilia. Ne abbiamo ricercate le testimonianze nei preziosi documenti conservati dal Circolo Culturale di Bettolle, ma sicuramente anche negli archivi di queste scuole ed università sarà presente la relativa documentazione. Uno degli obiettivi che ci siamo posti con questa nostra monografia dei 'Quaderni Sinalunghesi' dedicata ad Ezio Marchi ed assolutamente parziale, è anche quello di sollecitare ed alimentare la curiosità di altri affinché questi studi ed approfondimenti possano essere completati.

chianinaLa fama meritata dal prof. Marchi negli ambienti specialistici, lo portò negli anni, nonostante il grande lavoro accademico ed i moltissimi studi e pubblicazioni8 anche a ricoprire cariche importanti tra le quali ci preme qui ricordare quella di Presidente dell'Unione Veterinaria Italiana e di Vice Presidente dell'Opera Pia Collegio Convitto per gli Orfani dei Sanitari Italiani con sede in Perugia.
Per provare a ricostruire il ruolo svolto da Marchi nell'ambito dell'Unione Veterinaria Italiana, torniamo per un attimo alla Conferenza su 'La Zootecnia nella scienza e nella pratica' già ricordata, perché a proposito del Servizio Veterinario, formula un'analisi veramente interessante che vale la pena riportare puntualmente, scrive infatti:
«Nel creare questo organismo ci siamo fatti dal Capo e abbiamo dimenticato il Corpo: nello sviluppo degli esseri invece il capo si organizza dopo che il corpo ha già assunto un certo grado di sviluppo... Una volta che si accetti il principio della Statizzazione del servizio di polizia veterinaria (rispondente al pubblico interesse), bisogna essere conseguenti: ad ammettere la necessità di rendere indipendenti i funzionari di Stato dalle Autorità locali, pagarli convenientemente e metterli nel caso di poter agire energicamente nel reprimere le malattie contagiose che si sviluppano». Anche solo da questa riflessione, crediamo si possa spiegare uno dei motivi per i quali nel Congresso dell'Unione Veterinari che vedrà la designazione del prof. Marchi a Presidente, si dice che tutti i veterinari ed in particolare la «gran massa dei Condotti» avevano votato per la sua elezione a Presidente.
L'analisi di Marchi continua evidenziando come: «Un popolo attaccato alle tradizioni come è il nostro, trova subito l'impossibilità di far ciò: trova invece naturalissima l'afta epizootica permanente, la rogna delle pecore e l'agalassia contagiosa transumanti coi greggi9. [...] Ma poi diciamo americanate i provvedimenti che negli Stati Uniti del Nord prendono per reprimere certune epizoozie. Meglio sarebbe concludere che sono metodi possibili soltanto a popoli ricchi come quello Nord Americano e che sarebbe l'ora che noi ci distaccassimo dalle tradizioni che ci considerano poveri desiderosi di crearne nuove nell'interesse pubblico e individuale» (p. 769).
Nel testo della Conferenza citata, queste tematiche sono esaminate da vari punti di vista e soprattutto con un moderno approccio metodologico, che non ci stanchiamo di segnalare, come quando Marchi scrive, sempre a proposito del ruolo dei veterinari: «Io vagheggio una statistica zootecnica che, dopo un accurato censimento del bestiame – che sarebbe l'ora di vedere compiuto – ci tenesse al corrente di tutti i fenomeni economici che si svolgono sulla industria zootecnica del nostro paese. Perché i veterinari non potrebbero essere utilizzati all'uopo?».
La premessa di questa proposta sta nel valore che Marchi riconosce alla "Statistica zootecnica" per il miglioramento del bestiame, per un miglior orientamento nella produzione, e dunque per il miglioramento dell'economia e della vita sociale; a fronte invece della consapevolezza che «a giudicare dai fatti noi siamo troppo trascurati e troppo al di sotto delle qualità medie dei popoli adulti nella vita moderna», e riconoscendo l'infimo valore scientifico alle statistiche allora effettuate nel nostro Paese, continua nel dire con fermezza che sono «[...] Buffonate che discreditano l'alto valore che la statistica dovrebbe acquisire [...] Noi ignoriamo perfettamente le cose di casa nostra. Per fortuna il buon senso si fa largo: e si invoca da più parti una Statistica Agraria ben condotta e che serva a qualcosa per l'attendibilità delle cifre raccolte!» (Il Moderno Zooiatro, cit., p. 770).

Alcuni necrologi pubblicati nelle riviste di settore, cui abbiamo fatto riferimento nella prima parte, oltre agli altri documenti, ci aiutano a ricostruire il valore di Marchi nelle attività di promozione e valorizzazione della figura e del ruolo del Veterinario. Di seguito riportiamo i riferimenti più significativi:

Da: Il Nuovo Ercolani, 10 luglio 1908, Anno XIII n. 10 - ed. Pisa Tipografia Ferdinando Simoncini (Archivio di Veterinaria e Zootecnia diretto dal prof. A. Vacchetta)
Sul frontespizio un'etichetta con l'indirizzo:
Sig. Marchi dott. Francesco Veterinario (Val di Chiana) Bettolle, e «l'onore della Zootecnia italiana, lo scienziato serio, coscienzioso, illustre, il presidente dell'Unione Veterinaria Italiana, tormentato da tempo da un'otite media assai dolorosa, è stato operato a Firenze dal bravo specialista dott. Monselles; e le cose procedono bene. All'ottimo insegnante e presidente vadano i più fervidi auguri nostri e di quanti lo amano, di pronta e completa guarigione».
Dunque erano questi i giorni in cui sembrava le condizioni di Marchi fossero in fase di miglioramento, invece poi non sarà così.

Da: Giornale della Reale Società ed Accademia Veterinaria Italiana, 1 agosto 1908, Anno LVII, n. 31 (Società fondata il 18 luglio 1858 - direzione e amm.ne a Torino)
È presente un lungo e dettagliato necrologio a firma del Direttore della rivista.
Si fa riferimento alla notizia giunta da Perugia sulla morte di Ezio Marchi e nel ricordo si ricostruisce anche l'avvio in quegli anni della esperienza dell'Unione Veterinaria Italiana che si scosta e si separa da quella della "Reale Società ed Accademia Veterinaria Italiana" più antica ovviamente; di questi elementi in seguito troviamo riscontro nella nota inviata a Marchi per dargli la notizia della designazione a Presidente della giovane Associazione dei Veterinari.
Proviamo a seguire il racconto del Direttore del Giornale della Reale Accademia Veterinaria: «La luttuosa notizia mi ha profondamente e gravemente addolorato. Avevo visto a Torino in un altro degli ultimi numeri dell'organo ufficiale dell'Unione, che il prof. Marchi era stato ammalato ed aveva anche subito un'operazione; ma mi pare che si aggiungesse che ora stava meglio ed era quasi guarito: la notizia dunque della sua morte letta così all'improvviso su un giornale politico [...] mi ha dolorosamente sorpreso e vivamente rattristato».
La conoscenza pare risalire a diversi anni prima, così come il legame di amicizia, che «neppure le ultime vicende della lotta nel campo professionale aveva potuto diminuire».
Si dice infatti come Marchi sia stato socio della Reale Società ed Accademia Veterinaria «fino alla fine dell'anno scorso» e se ne era distaccato «con una lettera gentilissima al nostro Presidente», in coincidenza della sua nomina a Presidente dell'Unione Veterinaria Italiana.
Il necrologio del Direttore della rivista ricorda come nei molti anni di frequentazione con il Marchi abbia scambiato una fitta corrispondenza «sull'eterno tema dell'organizzazione della classe, tema su cui non eravamo completamente d'accordo, mentre l'accordo era completo nell'amore che entrambi portavamo alla famiglia veterinaria italiana. E quante discussioni lunghe ed appassionate oralmente fatte a Torino ed a Roma, specialmente prima, durante il Congresso Nazionale Veterinario del 1906, in cui si era costituita l'Unione Veterinaria Italiana».
I rapporti dunque da quel momento si erano rallentati poiché «speciali circostanze ci avevano condotti a vie diverse e ci avevano fatto abbracciare diverse direttive [...] ma non posso dimenticare come il prof. Marchi amasse di sviscerato amore per questa nostra grande famiglia veterinaria italiana, al trionfo della quale egli aveva dedicato tutto se stesso...».
Al di là dei toni e della forma, il cordoglio che traspare da questo scritto anche da parte dei membri della Reale Società Veterinaria conferma il generale apprezzamento per Marchi, anche da parte degli avversari.

L'Unione Veterinaria Italiana, risulta effettivamente costituita come "associazione di classe" il 25 marzo 1906 in occasione del Congresso generale sanitario tenuto a Roma.
Dell'aprile 1907 è una lettera su carta intestata dell'Unione Veterinaria Italiana, indirizzata ad Ezio Marchi all'Asmara (ArchEM 12.18), nella quale i suoi colleghi lo informano delle circostanze verificatesi nel Congresso tenutosi in quei giorni e della deliberazione «con voto netto e deciso dello sfratto dall'Unione della Reale Accademia Veterinaria» e del permanere invece della volontà del segretario della stessa nell'ostacolare l'attività della giovane Unione Veterinaria e come di fronte a queste difficoltà viene rappresentato al Marchi di come sia necessario per il consolidamento e la vitalità della nuova associazione dei veterinari: «...d'affidare le sue sorti ad un uomo che raccogliendo le simpatie di tutta la classe, valga anche a darle quella forza, che qualche malevolo tenta ancora di minare. I membri del Consiglio Generale dell'Unione che dovevano procedere alla nomina del Presidente [...] hanno designato il Suo nome. Ma essi non si sono illusi che non avrebbero potuto e dovuto domandare a Lei un sacrificio troppo oneroso per il bene della classe: noi non vorremmo toglierlo completamente o in buona parte ai suoi studi prediletti, né danneggiarlo nella sua salute» ed infatti viene in sintesi rassicurato il professore che il Consiglio prevedeva la costituzione di un ufficio di Presidenza messo a sua disposizione per tutte le pratiche burocratiche e amministrative, delle quali il professore non si sarebbe dovuto occupare. Nel concludere viene ricordato a Marchi come «La designazione del suo nome, fatto da tutti i veterinari e adottata in specie dalla gran massa dei condotti, deve sollecitarla a raccogliere i voti di una classe che in un uomo onesto, giovane, sapiente e da tutti stimato e apprezzato, vede la salvezza della giovane Unione».
Il 9 giugno dell'anno successivo – il 1907 – Marchi ne fu eletto Presidente, mentre era ancora impegnato nella missione in Eritrea.

Nelle diverse testimonianze alla memoria di Ezio Marchi, che fanno parte del numero speciale del 30 luglio 1908 del Il Moderno Zooiatro, cit., c'è anche la commemorazione del dottor Curradi, amico oltre che collega, il quale richiama una lettera che lo stesso Ezio gli aveva inviato dall'accampamento di Mabbamatà il 12 maggio 1907, dopo aver ricevuto la notizia della sua nomina a Presidente della giovane Associazione dei Veterinari Italiani: parole schiette, senza formalismi, idee chiare, che purtroppo solo in sintesi possiamo richiamare, rinviando ad una lettura puntuale di tutto l'articolo nella riedizione che il Circolo di Bettole ha apprezzabilmente curato nel 2006.
Ecco quindi gli auspici ed i propositi con i quali Marchi accetta, se pure con una riservata ritrosia il nuovo importante incarico: «Sarò pari alla bisogna?... Tu credi a doti, che non ho: se le avessi direi Pazienza. E non avendole dovranno dire "Pazienza" quelli che mi hanno voluto... – e continua – la Società sappia quanto interesse ha nel tutelare un servizio come quello affidato ai veterinari. Io vorrei che vecchi e giovani, colleghi condotti, militari, professori, tutti dessero del loro meglio, perché abbandonando qualunque contesa, si che arrivare a spingere il potere legislativo al miglioramento della Scuola, alla instaurazione di un servizio zootecnico e di polizia veterinaria, come è reclamato dai tempi. Gli interessi materiali dei veterinari, sarebbero una conseguenza del nuovo assetto [...] Solleviamo lo sguardo, ed il miraggio di un lavoro più utile alla Società che all'individuo, ci inspiri il sentimento della solidarietà nei bisogni e nelle aspirazioni» (Il Moderno Zooiatro cit., pp. 730-731).
Molto chiaro dunque il pensiero di Ezio Marchi: la Scuola e lo Stato al centro del rinnovamento di professioni sanitarie che devono trovare una visione comune e si direbbe oggi una "mission" condivisa, quella di essere a servizio dei cittadini e della salute pubblica.

Il suo impegno in questo nuovo ruolo di Presidente dell'Unione Veterinaria, lo porta da subito, al suo rientro in Italia, a ricostruire collaborazioni con le diverse associazioni di sanitari (già allora molto attive) e riesce a costruire legami anche con deputati tant'è che «[...] in Parlamento per due volte in breve tempo, mercé sua, si parla elevatamente delle cose nostre. La questione dell'ammissione alle Scuole Superiori Veterinarie e del loro riordinamento, quella della direzione degli istituti ippici dello Stato e della carriera degli ufficiali del corpo veterinario militare sono ormai entrate nel dominio della grande discussione; non si torna più indietro, e la soluzione non n'è più lontana».
Ma è anche sul miglioramento dell'esercizio della professione nel territorio locale, nel ruolo che deve svolgere a favore dell'allevamento e dell'agricoltura che l'impegno di Marchi ci dà una ulteriore conferma della novità che egli attribuisce alla funzione della zootecnia ed alla professione veterinaria. Proviamo a seguire ancora la testimonianza del dott. Curradi:
«Batte ai ministeri e domanda pei veterinari comunali egual trattamento che per i medici; affretta la revisione della Cassa pensioni colle migliorie avanzate; sostiene la bontà e utilità della istituzione delle cattedre ambulanti di zootecnia e di assistenti zootecnici nelle cattedre ambulanti di agricoltura, assicurate da stanziamenti effettivi in bilancio. [...] eccita l'attività delle Sezioni dell'Unione allo studio del miglioramento dei servizi locali, a quello delle varie questioni sullo stato giuridico dei veterinari comunali; afferma ancora e dimostra predominante la competenza del veterinario nella zootecnia, e lotta per questo predominio; [...] rammenta – alla Commissione d'inchiesta – l'attenzione anche alla fornitura delle carni e delle conserve di carne all'esercito. Volge la sua mente ad un piano di studi per la statalizzazione del servizio di polizia veterinaria, ma è allora che si ammala ed interrompe il suo lavoro per non più riprenderlo» (Il Moderno Zooiatro, cit., pp. 730-731).
Di questo impegno a favore del rinnovamento della zootecnia italiana anche attraverso la ricerca di migliori condizioni di lavoro e riconoscimenti per la classe dei Veterinari, nel breve periodo in cui ha ricoperto la più alta carica della loro associazione, si dà conto in varie lettere conservate nell'archivio del Circolo di Bettolle, ma in particolare ricordiamo solo alcuni passaggi del necrologio nel numero 22 del 10 agosto 1908 della rivista Il nuovo Ercolani - Archivio di Veterinaria e zootecnia, curato direttamente dal suo maestro, il prof. Vacchetta che riafferma come «La zootecnia italiana, che dalle vecchie ed aride pastoie tradizionali scolastiche, era col Lemoigne10 passata alle idee del Sanson o del Settegast, e che a Napoli ed a Portici11 era divenuta risolutamente e sanamente scientifica e pratica ad un tempo, col Marchi raggiungeva il culmine del suo attuale cammino ascendente. Fin la l'aveva egli alzata col suo ingegno, e col suo studio indefesso sui libri, ma più nel suo gabinetto e più ancora nel campo pratico, senza lustro, senza spolvero, senza ciarlataneria [...] uno scienziato serio, coscienzioso, un uomo di tempra adamantina, incorruttibile, insospettabile; il tipo dell'uomo onesto!».
Il valore quindi che i colleghi riconoscevano all'opera di Marchi mantiene vivo anche nei mesi successivi il ricordo e l'impegno a dare un senso anche alla sua morte prematura attraverso segni tangibili, quale quello di una Fondazione a suo nome; se ne parla nell'ottobre 1908 nel giornale L'Amico del Contadino – Giornale di Agricoltura e Commercio della Toscana, in una breve notizia dal titolo 'In memoria del Prof. Ezio Marchi':
«Apprendiamo che l'Unione Veterinaria Italiana, per onorare degnamente e durevolmente la memoria del compianto Prof. Ezio Marchi, ha nominato un Comitato incaricato di raccoglier i mezzi necessari per istituire una "Fondazione Marchi" la quale avrà lo scopo di assegnare periodicamente un premio al miglior lavoro di Zootecnia pubblicato in Italia; di conferire periodicamente una borsa di pratica zootecnica all'estero o all'interno da alternarsi colla premiazione surriferita; di raccogliere e pubblicare gli scritti di Lui e quelli pubblicati in lingue straniere.
Sappiamo che il detto Comitato si rivolgerà a tutte le istituzioni agrarie, perle quali il defunto Marchi ha collaborato, di molti estimatori suoi nel Capo scientifico, agrario e veterinario. Auguriamo piena riuscita ad un'opera che è degna di colui che si vuol onorare».
Dai documenti che abbiamo potuto consultare nell'archivio del Circolo "Ezio Marchi" di Bettolle, non risulta quanto questa Fondazione abbia poi effettivamente operato; l'unico dato certo che è stato possibile ricostruire, grazie al Presidente del Circolo, è quello che risulta pubblicato nell'Archivio della Fondazione di Studi Storici "Filippo Turati" di Firenze nella biografia di Carlo Pucci (1879-1918). Carlo Pucci abbiamo visto è stato allievo di Marchi, infatti si laureò nel 1902 in Veterinaria proprio all'Università di Perugia e nel 1904 fu nominato assistente preparatore presso il Laboratorio di Zootecnica dell'Istituto Agrario di Perugia, voluto ed istituto dal Marchi al suo primo incarico presso quella Università.
Una carriera anche quella di Pucci, tra docenza ed impegno sul campo, come quello della direzione della cattedra ambulante del Comizio Agrario di Firenze e di redattore della relativa rivista L'amico del Contadino che abbiamo incontrato nello spoglio di questa tipologia di documenti, rivelatasi una fonte di estremo interesse non solo per le notizie sulla figura di Marchi, ma quale interessante spaccato di vita sociale ed economica meritevole di auspicabili futuri approfondimenti.
Dalla biografia di Carlo Pucci curata dall'Archivio della Fondazione Turati, risultano altrettante notizie interessanti l'incarico dell'insegnamento di Zootecnia presso l'Istituto agrario coloniale italiano, la libera docenza nel 1908 sempre in Zootecnia all'Università di Pisa e poi di Bologna, ed infine fu vincitore la Cattedra di Zootecnica e Ezoognosia presso l'Istituto Sperimentale di Perugia, cattedra che era stata di Ezio Marchi. Carlo Pucci lo abbiamo già visto partecipe attivo nell'ambito del Comitato pro Ezio Marchi, nonché oratore ufficiale nella commemorazione del 1909, già ampiamente illustrati nel capito precendete.
Nel 1911, a Carlo Pucci fu attribuito il premio della Fondazione "Marchi" «per il miglior studio di zootecnia».
Non è stato possibile recuperare altre informazioni oltre questa del premio a Carlo Pucci e ci auguriamo che sollecitato da questo nostro primo e molto parziale lavoro, qualcuno possa raccogliere, anche rispetto all'operato della "Fondazione" dedicata ad Ezio Marchi, eventuali ulteriori notizie conservate in altre sedi ed archivi.

Tra i documenti del Circolo di Bettolle, risultano anche alcune lettere indirizzate alla moglie, Sig.ra Pia Marignani, in cui i colleghi dell'Unione Veterinari nei mesi successivi alla sua morte, ricordano il professore e confermano la loro stima ed il loro affetto alla famiglia, ne citiamo solo alcune:
– una del Presidente dell'Unione Veterinaria Italiana inviata da Torgiano (PG) il 24.11.1908 nella quale si comunica alla Sig.ra Pia che «[...] Il Consiglio dei Ministri sopprimendo l'obbligo delle licenze per la iscrizione alle scuole veterinarie, ha finalmente esaudito l'antico voto della nostra associazione. Oggi però per l'Unione è giorno più di mestizia che di letizia: noi pensiamo che a vivere con noi la soddisfazione di una vittoria, manca chi già pose il seme fecondo» la nota si conclude con i saluti alla signora;
– una datata 16 dicembre 1908, proveniente ancora da Torgiano (PG) in occasione della riunione del Consiglio Generale dell'Unione;
– ed infine una del 26 aprile 1909, in occasione del secondo congresso dell'Unione Veterinaria, nella quale viene ricordata la figura del compianto ed amato Presidente ed inviato alla vedova «un reverente saluto».

chianina la frattaSe la personalità del Marchi, in pochi mesi di Presidenza, aveva dato una svolta all'organizzazione dell'Unione dei Veterinari Italiani ed al suo ruolo nel contesto politico del tempo, altrettanto interessante è stata la sua presenza nel Consiglio e poi, con la carica di Vice-Presidente, nell'Opera Pia "Collegio Convitto per gli Orfani dei Sanitari Italiani in Perugia sotto l'Alto Patronato di S.M. la Regina Elena"12.
Nell'archivio del Circolo di Bettolle sono conservate le lettere con le quali gli organi dell'Opera Pia comunicavano al Marchi che veniva prima nominato Membro del Consiglio di Amministrazione nell'assemblea del 26 marzo 1905 e dopo poche settimane, precisamente il 10 aprile, veniva designato alla carica di Vice Presidente del Collegio-Convitto.
Nella riunione del 24 settembre 1908, si teneva il primo Consiglio di Amministrazione dopo la morte di Ezio Marchi.
Nel corso dei funerali e nei giorni del grave lutto, il Consiglio, ma in particolare il Presidente prof. Luigi Simonetta, sono risultati essere molto presenti; molte notizie sono conservate nell'Archivio di Bettolle al quale rimandiamo, mentre vorremmo qui ricostruire i passaggi più importanti della relazione del prof. Simonetta nella cerimonia di commemorazione del settembre 1908, risultante tra i documenti del Circolo: «Quando (il 10 aprile 1905) il Consiglio ci chiamò alla Presidenza della nostra Opera Pia, eravamo, di persona, completamente ignoti l'uno all'altro, sebbene io lo conoscessi già per la meritatissima fama, nella quale Egli era salito, coi suoi studi geniali [...] Un colloquio, nel quale avremmo dovuto scambiarci le nostre vedute, era indispensabile [...] Oggi soltanto, nel rievocare il passato, mi appaiono tutti gli ostacoli che avrebbero potuto sorgere e intralciare il nostro cammino, se la nostra azione non si fosse mantenuta sempre perfettamente concorde. Né deve essere trascurato di notare che... cause di possibili divergenze di vedute avrebbero potuto esservi... differenza di età, diversità di ambiente educativo e nella disuguaglianza di qualche tendenza».
Anche negli ultimi mesi della malattia il prof. Marchi aveva continuato ad interessarsi alle attività ed al suo ruolo nel Consiglio di Amministrazione «[...] egli voleva ad ogni costo venire in Collegio, anzi inaspettatamente vi capitò. Non dimenticherò mai lo sguardo, col quale accolse l'elogio che dal Consiglio gli era giustamente tributato, per la sagacia con la quale soprintendeva al delicatissimo compito di curare la stipulazione dei contratti per le forniture».
Dunque il controllo delle spese, che Marchi curava personalmente, ma anche uno «studio accuratissimo per la determinazione della tabella dietetica giornaliera del Convitto, la attiva sorveglianza su tutto l'andamento della Sezione Maschile, il sagace indirizzo dato a molti affari amministrativi».
I bambini, i ragazzi orfani ospitati nel convitto, godevano da parte di Marchi di una attenzione, diremmo di una "cura" nel senso più pieno che oggi diamo a questa parola, sicuramente in modo non consueto se solo pensiamo alle immagini degli orfanotrofi di quegli anni d'inizio secolo, anche in questo campo dunque l'opera e l'impegno del nostro concittadino devono aver lasciato un segno tangibile.

Il 1907, si conclude con la notizia pervenuta da Bologna che, nella seduta del 12 dicembre, il Consiglio Accademico della Scuola di Medicina Veterinaria di quella prestigiosa Università, gli conferisce l'incarico di professore ordinario per la Cattedra di Zootecnica che egli si apprestava ad accettare «soddisfatto della ben meritata, elevata distinzione, attendeva di trasferire da Perugia e Bologna il suo insegnamento» (Il Moderno Zooiatro, p. 726).
La soddisfazione di Marchi era altresì motivata dalla circostanza di questo prestigioso incarico, perché l'istituzione della Cattedra di Zootecnica era stata espressamente richiesta al Ministro dal Consiglio dei professori «rilevata l'importanza oggi assunta dalla Zootecnia nel campo della Veterinaria quanto in quello dell'agraria e dell'economia... e dati gli speciali interessi della Scuola veterinaria» (ArchEM 6.29), autorizzazione pervenuta con un telegramma del 6 dicembre 1907. Un documento di poco successivo (ArchEM 6.31), della stessa Università conferma al prof. Marchi l'applicazione per il suo incarico dell'art. 69 della Legge Casati13, che consentiva il conferimento di incarichi di Docenza a cattedra senza concorso in presenza di particolari e riconosciuti meriti accademici, dei quali purtroppo non poté raccogliere i frutti.



Lucia Mazzetti, Ezio Marchi - lo scienziato "amico degli allevatori"
in, 'Quaderni Sinalunghesi‘, Anno XVIII, nº 2 maggio 2008